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LA FERRARI INCONTRA L’UNIVERSITA’ DI NAPOLI
Incontrare realtà produttive affermate è un’occasione che gli studenti universitari, e soprattutto quelli di Ingegneria, non si lasciano scappare. Quando poi queste realtà rispondono al nome di FERRARI, l’occasione è sempre più appetibile e la risposta degli studenti è ancora più entusiasta.
E’ quello che è successo ieri nel complesso universitario di Monte Sant’Angelo dove gli studenti di Ingegneria e non solo, hanno potuto ammirare quel capolavoro si tecnica e innovazione che è la Ferrari Enzo ed entrare in contatto con le persone che, proprio in Ferrari, lavorano per alimentare giorno dopo giorno il Mito.
Nella Sala Convegni, nella manifestazione voluta fortemente dal CdL in Ingegneria Meccanica e organizzata dall’ A.T.A., si sono alternati sul palco il Direttore Generale della Ferrari Ing. Amedeo Felisia, il responsabile dei motopropulsori Ferrari, Ing. Jean Jacques His, e il responsabile del veicolo Ing. Della Casa per quella che è stata una lunga lezione di stile e tecnica in cui i futuri ingegneri, hanno potuto davvero toccare con mano le discipline che studiano giorno dopo giorno nel loro percorso formativo.
Infatti, dopo i saluti iniziali e l’introduzione affidata ai Prof. Caputo, Vinale, Senatore e Naso, e al Dott. Martorana, l’Ing. Felisia ha iniziato il suo intervento con la storia del gruppo Ferrari-Maserati attraverso una carrellata di successi sportivi e di produzione ma sottolineando, con lucidità e chiarezza, anche i momenti di crisi del gruppo. Nel suo intervento ha inoltre illustrato la filosofia con cui il gruppo lavora cioè l’eccellenza, per continuare ad essere leader e produrre vetture GT “straordinarie” e come il gruppo Ferrari-Maserati gestisce l’innovazione. In tale contesto ha evidenziato gli stretti rapporti con le Università, e in particolare con quella di Napoli, e con i centri di eccellenza come l’ELASIS di Pomigliano oltre, naturalmente, all’interscambio che c’è con il mondo della F1.
L’Ing. His ha poi illustrato quali sono le tecniche che portano alla progettazione di un motopropulsore di una vettura Ferrari alla luce dei vincoli che le normative relative alla omologazione dei veicoli in più parti del mondo impongono. Nel corso del suo intervento c’è stata la possibilità di ammirare esempi di modellazione 3D e l’intero ciclo di produzione di un motopropulsore Ferrari dalla preparazione degli stampi di fusione alla prima messa in moto. E’ questa una caratteristica peculiare della realtà Ferrari che è emersa dal convegno, cioè l’estrema verticalizzazione del gruppo per quanto attiene la produzione dei motori.
E’ stata la volta poi dell’Ing. Della Casa che ha illustrato l’importanza della modellazione e della sperimentazione in Ferrari attraverso l’utilizzo di software di modellazione e le prove in pista che si rendono necessarie per la creazione di database di dati a cui il progettista attinge nella fase di realizzazione del progetto.
Al termine del Convegno J. J. His, con estrema disponibilità, ci ha concesso anche questa piccola intervista:
D. La Mercedes ha montato recentemente un motore diesel su una vettura sportiva, la Jaguar che tradizionalmente produce motori aspirati ha introdotto un motore a gasolio. Accostare la Ferrari al Diesel è un’eresia e qual è la posizione di Ferrari nei riguardi delle fonti energetiche alternative?
R. Nel tempo la Ferrari ha dimostrato sempre la sua flessibilità nel variare la tecnica e introducendo innovazioni. Non credo sia opportuno per la Ferrari lavorare sul diesel. Ritengo invece che possa essere un discorso aperto per Maserati la cui domanda è un po’ diversa. I motori Ferrari sono molto esasperati vicini alla Formula 1 con alti regimi di rotazione che non sarebbero raggiungibili con i diesel. Per le Maserati potrebbe essere un’alternativa valida anche se, per adesso, tali vetture sono con un carattere ancora molto sportivo. Non è una scelta definitiva questa in Ferrari ma al momento non ci sono progetti che coinvolgono il diesel
D. Lei è stato il padre del famoso motore a V di 111° che equipaggiava le Renault in F1. Cosa spinge un progettista affermato a lasciare il mondo delle corse per affrontare una produzione di serie? E’ forse la sfida di adattare le innovazioni derivanti dalla F1 a tale produzione?
R. Nella mia vita di ingegnere ho avuto la fortuna di far salti diversi tra la produzione di serie alla F1. Quello della F1 è un mondo stimolante ma in certo senso chiuso verso l’esterno e si lavora su un progetto unico molto mirato. La produzione di serie ci consente invece di lavorare a progetti molto diversi fra loro, basti pensare alla Maserati Quattroporte e alla Enzo ma comunque estremamente avanzati. C’è quindi molto di positivo nella produzione e a me piace molto.
D. Un progettista deve avere di base grandi capacità e competenze. Quanto conta il genio, l’estro in un progettista?
R. Il genio è quello della squadra. Le idee non sono mai di una singola persona ma vengono fuori da un lavoro di gruppo. Lavorare in team è favoloso perchè permette lo scambio di idee. Ognuno esprime la propria, ci si confronta individuando così i problemi e risolvendoli.
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